San Michele Arcangelo
SETTEMBRE
28-29-30
   
La storia del Patrono di Monte Sant'Angelo costituisce una vera e propria rarità rispetto alle vicende che finiscono per legare un centro abitato al suo santo protettore.
L'Arcangelo Michele, oltre che essere il protettore del luogo che porta il suo nome, ne è stato pratica-mente il fondatore: proprio lui scelse quel posto scosceso e per certi versi irraggiungibile come sede in cui essere venerato.
I testi scritti e la stessa tradizione non fanno cenno a una primitiva immagine dell'Arcangelo, magari già trovata nella caverna al primo ingresso del popolo sipontino su invito di San Michele nella terza apparizione.
Dalla lettura della cosiddetta “Apparitio” si ha piuttosto l'idea che tutta la grotta, nella sua severa e stupefacente nudità e con la salutifera acqua stillante fosse in certo qual modo l'immagine dello Spirito Celeste che, in quanto tale, non ha e non avrebbe potuto avere una forma umana ben definita. E' evidente anche che, sin dai primissimi tempi e senza nessun dubbio a riguardo, l'Arcangelo non solo fu considerato “costruttore” e signore di quella sacra caverna, ma an-che ovviamente il tutelare di tutta la località e, di conseguenza, di coloro che inizialmente si stanziarono nei dintorni.
La prima immagine di San Michele pervenuta è un'icona bizantina risalente al secolo VIII/IX tuttora conservata nel museo del Santuario. Nel 1351, nato nel castello di Monte Sant'Angelo da Margherita Sanseverino, il futuro Carlo III di Durazzo fu battezzato nella Basilica e la conca di oro massiccio usata per il rito fu fusa e tramutata in una preziosa statua dell'Arcangelo che prese il posto di una precedente in pietra, spostata per l'occasione sulla stretta “portella” di ingresso fra le mura cittadine.
Questa immagine d'oro venne requisita da Alfonso d'Aragona per farne delle monete e così sostituita da una d'argento che subì la stessa sorte.
Ferdinando il Cattolico, in visita al Santuario, avendo notato l'assenza nella grotta di una statua dell'Arcangelo, ordinò di farne scolpire una in marmo bianco di Carrara, opera di Andrea Contucci, detto il Sansovino (ipotesi più ricorrente sull'autore).
Il simulacro dal fascino intenso e misterioso è riuscito a rendere visibile l'invisibile e a offrire ottimamente in sembianza umana la più credibile forma reale del Patrono fortemente visitato e venerato.
   
 



   
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