San Pietro e Paolo
GIUGNO
28-29-30
   
Un'antica tradizione narra che l'apostolo Pietro nel suo viaggio dalla Palestina a Roma attraversò il Salento. Lungo il suo cammino si riposò nei pressi del casale di Galatina su un masso, oggi conservato nella chiesa matrice. Per questo motivo la città fino all'unità d'Italia è stata sempre indicata con il nome di San Pietro in Galatina o San Pietro galatino. A conferma di ciò nello stemma cittadino compaiono le chiavi decussate di San Pietro dono di Alfonso d'Aragona. Sembra che anche San Paolo sia passato da Galatina, e a questo suo passaggio si deve il legame indissolubile con la città e i tarantolati, ma questo racconto ha il sapore di una leggenda. Si narra infatti che San Paolo venne ospitato in una notte di tempesta da un galatinese. L'apostolo per ringraziarlo dell'ospitalità, essendo un santo taumaturgo che proteggeva da tutti gli animali velenosi, diede facoltà a questo galatinese di guarire dal terribile morso della tarantola, ragno che infestava queste terre, praticando lo sputo sulla ferita. Questa facoltà si trasmetteva di padre in figlio, le ultime sanpaolare furono le sorelle Farina vissute nel XVII secolo che, non avendo figli, decisero di rendere “miracolosa” l'acqua di un pozzo di loro proprietà sputandoci dentro. Attorno a quel pozzo venne costruito un nobile palazzo con annessa cappella privata intitolata a San Paolo che secondo il testamento delle sorelle Farina doveva accogliere i tarantolati e le tarantolate in occasione della festa patronale del 28, 29 e 30 giugno. L'episodio è illustrato nella tela del pittore Francesco Lillo del 1793 che si può ammirare nella cappella. Da allora San Paolo de Galatina è stato il santo dei santi guaritori del tarantismo tanto da essere invocato nella celebre pizzica tarantata E santu Paulu miu de Galatina fanne la grazia tie a ‘sta signurina.
   
 



   
  > La Festa
   
 
Photogallery
Photogallery
Photogallery
Foto di Pierluigi Luceri